- 21 Aprile 2026
- In Convegni PLANit
- Tags convegno dei planetari italiani, meeting 2026, PLANIT 2026, ravenna
A quarant’anni esatti dal primo storico incontro, la comunità dei planetaristi italiani si è ritrovata a Ravenna, nel cui planetario, nel 1986, si svolse il primo ritrovo in assoluto, allora sotto l’egida dell’Associazione Amici dei Planetari. Negli anni successivi, il meeting si è svolto a Ravenna anche nel 2000, nel 2006 e nel 2023.

Foto di gruppo di PLANit 2026. Credito: Nino Ragusi
Questo appuntamento non è stato solo una celebrazione del passato, ma soprattutto un ponte verso il futuro della divulgazione e della didattica dell’astronomia in Italia. Organizzato da PLANit (Associazione dei Planetari Italiani) in collaborazione con l’Associazione Ravennate Astrofili “Rheyta” (ARAR) e il Comune di Ravenna, il convegno ha presentato tre giorni intensi di workshop, tavole rotonde e interventi.
Un’apertura nel segno del suono e dell’inclusività
Ai lavori hanno partecipato circa 80 iscritti, provenienti da tutta Italia, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta. I lavori sono iniziati giovedì 9 aprile con un workshop dedicato alla sonificazione dei dati. Curato da Sandro Bardelli (INAF) e Giorgio Presti (Università di Milano). L’incontro ha esplorato come tradurre i segnali del cosmo in suoni, uno strumento potente sia per l’analisi scientifica sia per rendere l’astronomia accessibile alle persone con disabilità visiva.
Astronomia, storia e nuove frontiere didattiche
Le sessioni di venerdì e sabato hanno offerto una vasta panoramica delle attività dei planetari italiani, con interventi divisi in sessioni a tema. Tra storia e mitologia, Angela Maria Zavaglia (Centro Studi Lilio) ha ripercorso la riforma del tempo di Luigi Lilio, proponendo un format per “correggere il tempo” sotto la cupola, mentre Walter Riva (Planetario di Imperia) ha portato i partecipanti alla scoperta dei Nakshatras, le 27 dimore lunari della tradizione indù.
Importante è stata la presenza del tema dell’inclusione, sottolineando il ruolo sociale dei planetari. A questo proposito, Laura Saba ha raccontato la propria esperienza di “portare il cielo nelle RSA” come strumento di stimolazione per gli anziani, mentre Nicole Sacco (Planetario di Lignan) ha presentato studi di fattibilità basati sullo “universal design” per rendere l’esperienza sotto la cupola realmente aperta a tutti.
E ancora, Eleonora Diletta Sarcinella (Università Cattolica di Milano) ha presentato lo studio sulla “profonda meraviglia” (awe) generata dall’esperienza immersiva nel planetario e il suo impatto sul benessere psicologico, mentre Ilaria Della Torre e Andrea Frigo hanno spiegato come parlare di api in un planetario per sensibilizzare il pubblico sulla biodiversità.
La forza della rete e le sfide globali
Il meeting è stato anche il momento per discutere di progetti nazionali. Come lo spettacolo fulldome dedicato alla crisi climatica che, sotto il coordinamento di Stefano Giovanardi (Planetario di Roma), un gruppo di PLANit sta realizzando, e che sarà messo a disposizione di tutti soci per un evento nazionale coordinato. Mentre Federico Di Giacomo (INAF) ha illustrato le sinergie tra PLANit e il NOC (National Outreach Coordinator) dell’IAU, sottolineando come i planetari siano nodi cruciali per trasformare la ricerca d’avanguardia in esperienze partecipative per i cittadini.
Al sabato sono stati annunciati anche i vincitori del Premio PLANit e del premio Lara Albanese, che hanno preceduto la tradizionale cena sociale.
Grazie e arrivederci!
Non va dimenticato il contributo delle aziende che hanno presentato tutte le novità tecnologiche e sponsorizzato il convegno: al livello Galaxy (Skypoint/Cosm/E&S, Sky-Skan, RSA Cosmos/Konica Minolta) e al livello STAR (Zeiss, Kwant). E un ringraziamento speciale va agli amici dell’ARAR, che insieme al MAR (Museo d’Arte della Città di Ravenna) hanno organizzato ogni cosa in modo eccellente, facendoci sentire a casa. L’appuntamento si rinnova per il meeting del 2027. Dove andremo? Lo scopriremo nei prossimi mesi.

