Forse non tutti sanno che Brian May, autore di questo brano e chitarrista della leggendaria band dei Queen, oltre a essere un musicista senza pari, si è anche laureato in astrofisica. Già nei primi anni ’70 iniziò il suo percorso di studi iscrivendosi a Fisica; il successo con i Queen lo costrinse a interrompere gli studi, ma fu soltanto una pausa. Successivamente Brian tornò sui libri e nel 2007 conseguì un dottorato in astrofisica all’Imperial College di Londra.
Per dare un contesto, anche gli altri membri della band avevano un background culturale di rilievo: il leader Freddie Mercury frequentò l’accademia d’arte, il batterista Roger Taylor studiò biologia e il bassista John Deacon era perito elettronico.
Il brano in questione parla nientemeno che del paradosso relativistico dei gemelli, secondo cui, se abbiamo due gemelli e uno dei due parte per un viaggio nello spazio a velocità prossime a quelle della luce, al suo ritorno sulla Terra ritroverà il fratello più vecchio di sé. Questo perché per chi si muove sottoposto ad accelerazioni il tempo scorre in modo diverso rispetto a chi rimane fermo.
Nella prima strofa del brano assistiamo alla partenza di un gruppo di volontari, esploratori spaziali che, nell’anno ’39 — in un’epoca in cui le terre erano ormai poche (forse a causa di una catastrofe) — salpano con una nave spaziale che solca i “mari lattei” (la Galassia) con coraggio e determinazione.
Segue il ritornello, in cui si allude al passaggio del tempo e a un ricongiungimento futuro.
Nella seconda strofa, sempre nell’anno ’39, l’astronave ritorna sulla Terra. Geniale è l’idea di indicare la data con le sole ultime due cifre: apparentemente sembra lo stesso anno della partenza, ma in realtà capiamo che sono trascorsi cento anni dal punto di vista degli osservatori rimasti sulla Terra. I volontari portano la buona notizia di un mondo appena nato, perfetto per essere colonizzato; ma l’illusione svanisce presto: uno di loro non ritrova la compagna, bensì la figlia, che lo guarda con gli occhi della madre. Lui è invecchiato di un solo anno, ma per tutti gli altri ne sono passati cento.
Non poteva che essere un astrofisico a trasformare in musica il paradosso dei gemelli: un astrofisico a cui è stato persino dedicato un asteroide. L’asteroide 52665 appartiene alla fascia principale, fu scoperto nel 1998 e porta il nome Brianmay.